Ricerche Templari

Lo Sviluppo

Non Nobis Domine, Non Nobis, Sed Nomini Tuo Da Gloriam
 

 

 

Evoluzione dell'Ordine Templare

 

Fu l'esenzione dalla giurisdizione del patriarca di Gerusalemme, sancita dalla regola, ad essere decisiva per la successiva evoluzione dell’Ordine. Col crescere della loro potenza e con il progressivo svincolarsi dai legami di Gerusalemme e con la Terra Santa, l’evoluzione dei Templari si fece più complessa e problematica. Nel Concilio era stato deciso anche l'abito dell'Ordine : il mantello bianco che per secoli contraddistinguerà i Templari fu verosimilmente concepito nella foggia di quello bianco indossato da San Bernardo. La croce rossa che si intaglierà, poi,  sul loro mantello, era già in uso da decenni: contrassegnava i guerrieri della Chiesa fin dalla prima crociata. Ciò è una ulteriore testimonianza  del prestigio dei Templari presso i contemporanei : il contrassegno generico di tutti i crociati venne loro concesso come distintivo proprio particolare quali crociati per eccellenza. Se si paragonano i Templari ai Gerosolimitani e ai Teutonici notiamo un fatto caratterizzante: all'Ordine templare mancava l'elemento caritativo. La protezione dei pellegrini e il presidio delle strade da questi percorse era, infatti, un compito prettamente militare e non caritativo od organizzativo come quello svolto dagli altri due Ordini, almeno da principio. Malgrado ciò, i Templari avevano saputo creare l'integrazione organizzata della generica devozione dei crociati e dei tipici valori monastici: povertà, castità, ubbidienza. Le opinioni a tele proposito  sono molteplici e divergono sensibilmente. Autori quali Bordonove, Kempel e Charpentier fanno risaltare nei Templari i motivi più squisitamente politici, Finke, Guggenberg e Howard connettono le intenzioni politiche a quelle religiose. La successiva evoluzione dei Templari si può conoscere consultando i documenti relativi ai privilegi concessi all'Ordine dai papi fin da Innocenzo II che viene considerato il riorganizzatore dei Templari. La bolla “Omne datum optimum” del 1139, secondo la storiografia più recente, sancì un ulteriore passo in direzione della piena indipendenza del Tempio dai poteri sia temporali che spirituali, condizione mai consentita ad altre comunità ed organizzazioni religiose. Ne fu conseguenza quasi necessaria l'invidia e la gelosia da parte delle altre congregazioni religiose e del Clero.

Questa nascente ostilità, la popolarizzazione dei Templari da una parte e di coloro che li invidiavano dall'altra, era destinata ad essere una delle cause della futura rovina dell'Ordine che, nel momento del bisogno, non trovò amici.

Dopo Innocenzo II diversi papi concessero benefici ai Templari con Bolle che possono essere lette : Innocenzo III, Onorio III, Innocenzo IV, Urbano IV e Clemente IV. V'era a quei tempi una modifica essenziale nell'Ordine templare : esso  possedeva  una serie  di monasteri in vari paesi,  con la sede del  Maestro a Gerusalemme. Il potere decisionale a Gerusalemme spettava in adunanza solo a quei cavalieri templari che costituivano il fulcro dell'Ordine e che erano diventati veri e propri signori del tempio. Nella casa madre di Gerusalemme dopo il 1144 vi si trovavano circa 300 cavalieri, pertanto, tenendo conto di tutti i paesi in cui l'Ordine era presente, secondo Addison, Cheumail, Demurger, Finos e Howard i combattenti tra il 1150 e il 1250 arrivarono a circa quattro - cinquemila. Gli appartenenti all'Ordine erano molto più numerosi se si considerano i “servientes”, i mezzadri e i domestici dei possedimenti templari, nonché le truppe mercenarie. Va tenuto presente poi che intorno all'apparato amministrativo preposto al grande volume d'affari e commerci dei Templari in Occidente ruotavano numerose altre persone. Ciò comportò che l'evoluzione dell'Ordine prendesse la direzione di una concreta politica di potere, facilitata dalla situazione dell'Ordine su cui nessuna autorità, né spirituale, né temporale, tranne quella del Papa, deteneva influsso o podestà di sorta. Tranne il Papa, infatti, nessun potere amministrativo, né di Occidente, né di Palestina, era autorizzato a porre limiti all'azione dei Templari se ciò si fosse reso necessario. L'Ordine possedeva numerose chiese che faceva costruire o che sottraeva ai Saraceni o, in parte ereditate da donazioni. Da quest'epoca iniziarono ad esserci nell'Ordine anche dei preti e ciò rendeva ancora più evidente l'indipendenza dalla gerarchia territoriale ecclesiastica. La regola dell'Ordine, approvata dal Papa, poteva essere cambiata dal Maestro del Tempio di concerto con la “Senior pars” del Capitolo, circostanza da cui, di fatto, all'ordine deriva una condizione di quasi totale autonomia. Inoltre l'elezione del Maestro, non poteva essere condizionata neanche dal Papa, avveniva solo tramite l'adunanza dei cavalieri dell'Ordine e nessuna autorità secolare poteva ostacolarla. Tale autonomia era inoltre rafforzata da un veto contenuto nella bolla pontificia “Omne Datum Optimum”: nessun potere spirituale o temporale poteva richiedere al Maestro del Tempio o ai fratelli di quest'Ordine giuramenti di fedeltà, impegni di adesione o voti, come erano usuali presso le autorità secolari dell'epoca. La posizione di assoluto privilegio dell'Ordine templare diede origine in Occidente e in Palestina nel corso dei successivi cento anni a una superpotenza finanziaria. Prutz e Finke valutano il patrimonio dei Templari all'epoca immenso. I privilegi che l'Ordine possedeva accrescevano sostanzialmente tali proprietà in virtù del fatto che su di essi non si dovevano corrispondere tributi. Ma dove risiedevano le ragioni di tale pienezza di poteri? Secondo la moderna storiografia la situazione di privilegio deriva proprio dal favore dei papi. Gli autori più importanti concordano sostanzialmente che i Templari, come in genere anche altri Ordini cavallereschi, godessero del favore particolare dei Papi proprio in virtù del fatto di essere i crociati per eccellenza. Gli Ordini cavallereschi sin dall'inizio furono concepiti come truppe d'élite della Chiesa e, proprio per questo, dovevano essere strutturati in modo da detenere il massimo potere e facoltà decisionale. Nella bolla “Omne Datum Optimum”, infatti, l'obbligo di difendere la Chiesa si spinge assai più in là di quanto si può leggere in altri documenti. Ne è prova il fatto che tra il 1220 e il 1250, in Italia, le truppe dell'Ordine templare vennero impiegate nella lotta del Papa contro Federico II. Conseguenza ulteriore di questa pienezza di poteri, autonomia e di questa grande ricchezza è un mutamento del carattere dell'Ordine nel corso del XIV secolo e che si vede soprattutto negli affari finanziari che esso intraprendeva. Quest'immagine dell’Ordine ha suscitato non poche perplessità: per un crociato, orientato da motivazioni idealistiche, il denaro non poteva avere molta importanza. L'ideale di povertà originario dell'Ordine, simboleggiato dai due cavalieri sullo stesso cavallo, s'era quindi modificato radicalmente: il denaro sarà per l'Ordine un grande potere in più. Le somme di cui pontefici e signori avevano necessità per finanziare le crociate, dovevano essere raccolte, custodite, registrate e inviate dal luogo in cui erano riscosse a quello in cui i crociati partivano e in Terra Santa dove i comandanti dovevano mantenere gli uomini del loro seguito. La pressione di questa circostanza suscitò sicuramente forte richiesta di un'organizzazione che dovesse farsi carico di tale delicato compito. I Templari erano quelli più adatti: erano affidabili, potevano contare su grandi possedimenti e larghezza di mezzi sia al di qua che al di là del Mediterraneo, potevano far fronte ai pagamenti richiesti con rapidità: furono loro ad approntare il primo sistema di pagamento a mezzo assegno di cui la storia abbia notizia in Europa. I crociati e i cavalieri di Dio dei primordi divennero in breve abili agenti di banca: iniziava così quel processo per cui oltre ai Templari, anche i Gerosolimitani e le grandi corporazioni mercantili italiane, diedero origine alle grandi banche europee a cui, in particolare i papi, si affidarono per la riscossione dei tributi che andavano a formare la cassa per sovvenzionare le crociate. Tale svolta, che portò l'ideale templare originario all'alta finanza è stata tema degli scritti di Bordonove, Delisle, Guinguaud, Robinson e Bisson.

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